Il discorso del Dr. Antonio Messina per il 15° Premio Letterario Merck

Il discorso del Dr. Antonio Messina per il 15° Premio Letterario Merck

E' un piacere proporvi il discorso tenuto dal Dr. Antonio Messina, a capo dell'area di business biofarma di Merck in Italia, per il 15° Premio Letterario Merck. Ripercorrendo il percorso fatto con il Premio Letterario ed il concorso La Scienza Narrata, il dr. Messina affronta il tema dell’informazione sul Web, spiegando come l’esercizio del senso critico possa essere uno strumento fondamentale per combattere i rischi connessi alle filter bubbles ed alle fake news. Buona lettura.

 

Gentili Signore, Egr. Signori,

Vi ringrazio per essere qui presenti alla 15^ edizione del Premio Letterario Merck.

Un’iniziativa partita nel 2002, quando, convinti dell’importanza della diffusione della cultura scientifica presso l’opinione pubblica, abbiamo dato vita a questo premio, unico nel suo genere, che vuole premiare quelle opere che riescono a sviluppare un confronto e un intreccio tra scienza e letteratura.

Col Premio Letterario Merck sin dall’inizio, ci siamo proposti di stimolare l’interesse per la scienza, rendendo accessibili anche ai meno esperti argomenti di grande attualità ma spesso trattati in modo troppo specialistico, come le nuove frontiere della medicina, la genetica o le biotecnologie.

Questo perché, come azienda che fa della scienza e dell’innovazione tecnologica la sua ragion d’essere ed il suo pane quotidiano, siamo consapevoli che questi due fattori hanno una fortissima influenza sulle vite di tutti noi, con risvolti etici e sociali per niente trascurabili. Mai come in questa epoca, la scienza non è dei soli scienziati, anzi: essere cittadini vuol dire oggi essere cittadini scientifici. Siamo sempre più chiamati a decidere rispetto ad argomenti scientifici e la lettura stessa della realtà è una lettura che non può prescindere da una visione scientifica.

 

Proprio per questo motivo nel 2006 abbiamo deciso di fare di più, aprendo anche agli studenti delle scuole superiori, con il nostro concorso di scrittura creativa “La scienza narrata”, molto più di uno spin-off del Premio Letterario: un progetto ad hoc finalizzato a promuovere nei più giovani la curiosità verso i temi scientifici, la voglia di esprimersi attraverso la scrittura e, soprattutto, l’esercizio del senso critico.

Quest’anno siamo all’undicesima edizione de “La scienza narrata” ed alla quindicesima del Premio Letterario, e queste due iniziative non sono invecchiate per niente, sono sempre più attuali e, soprattutto, più necessarie che mai.

 

Ma molto sta cambiando, causa lo sviluppo tecnologico, il nostro passaggio da un mondo in cui la conoscenza e l’informazione erano fissate sulla carta, ad un mondo in cui viaggiano attraverso i bit.

Ma attraverso i nostri display LCD abbiamo davvero accesso al mondo intero? O solo ad una rappresentazione parziale del mondo?

Oggi più che mai le informazioni disponibili sul Web giungono fino a noi filtrate dalle “bolle della rete”.

Il tema delle “filter bubble” è stato portato alla ribalta nel 2011 da Eli Pariser, nel suo saggio del 2011 dall’esplicativo titolo “Il filtro. Quello che Internet ci nasconde”.

Quando è nato Internet sicuramente le informazioni erano di meno e l’accesso alle stesse più difficile, ma il filtro principale era la capacità del navigatore di trovare e selezionare le informazioni che riteneva utili alla propria ricerca. L’idea che si formava in merito al tema di suo interesse era frutto della sua capacità critica sulla base delle informazioni da lui selezionate, tra quelle rese disponibili in rete.

Oggi non è più così: la crescente attenzione all’utente, finalizzata a fornire un’esperienza sempre più confortante e rispondente alle sue aspettative, ha portato a personalizzare l’accesso alle informazioni per ognuno di noi: le grandi aziende del Web hanno sviluppato algoritmi sempre più raffinati, che sulla base di un gran numero di informazioni (posizione, orario, cronologia di navigazione, soggetti con i quali si è interagito), restituiscono contenuti “su misura per noi”.

 

Ed ecco che una soluzione tecnologica pensata per soddisfare il nostro fisiologico bisogno di trovare conferma alle nostre idee e convinzioni può diventare una minaccia all’esercizio del nostro senso critico, una macchina che può creare omologazione e conformismo.  

Se entriamo in contatto solo con le informazioni più affini alle nostre convinzioni ed ai nostri orientamenti, ci chiudiamo in una bolla, senza confronto, senza arricchimento, senza dubbi.

 

E non c’è niente di più pericoloso, per l’evoluzione di un uomo e di una società, della totale assenza di dubbi: “bolle isolate che non comunicano tra di loro ma confliggono” non è terrificante?

Dei pericoli delle Bolle di Rete è sicuramente ben conscio l’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha trattato questo tema nel suo discorso di commiato, indicando anche possibili vie per “bucare la rete” quali “…accettare che esistano delle basi comuni di fatti, prendere in considerazione scienza e ragione, non precludersi la possibilità di accogliere nuove informazioni, ipotizzare che il nostro interlocutore possa dire qualcosa di condivisibile…”

Lo stesso Eli Pariser, ha affermato in un suo discorso al Ted Talks del 2011 che per rompere queste bolle è importantissimo sforzarsi di cercare notizie in base a diversi criteri e non solo in base alla posizione nei risultati della ricerca online, ma bisogna confrontare diverse informazioni, anche quelle scomode, quello molto sfidanti e quelle che ci mostrano altri punti di vista.

Se gli algoritmi delle Filter Bubble incontrano poi contenuti web mirati ad agganciare il navigatore attraverso titoli ad effetto, lavorando su leve emozionali (i nostri timori, le nostre paure), ecco che uno strumento potentissimo, utilissimo e affascinante come Internet può rivelare un lato oscuro.

Per venire al mondo scientifico che ci sta a cuore in questa sede, il recente caso dei vaccini ne è un esempio lampante nella sua drammaticità. A nulla sono serviti gli appelli della comunità scientifica, a nulla sono servite le evidenze di dati clinici. Il fatto che la correlazione tra vaccini e autismo fosse fondata su una relazione con dati inesatti e manipolati e che venisse sconfessata a livello mondiale, tutto questo non ha impedito il propagarsi attraverso la rete e i social della crociata contro i vaccini, che ha portato spesso a scelte avventate e a conseguenze terribili.

Onore al merito quindi a tutti coloro che ogni giorno ci invitano all’esercizio del senso critico ed al confronto delle idee, che siano essi scienziati, intellettuali, professionisti dell’informazione, e educatori.  
E lunga vita al Premio Letterario Merck e alla Scienza Narrata, longevi ma ancora giovanissimi, attuali e drammaticamente necessari, in grado di rinnovarsi di anno in anno nella formula, utilizzando tutti i canali a disposizione, Web incluso, per raggiungere quante più persone possibili, invitandole a pensare, a dialogare con gli altri, ad esercitare la loro curiosità. Curiosità che spinge ogni giorno noi di Merck a cercare nuove soluzioni, a fare scienza ed innovazione con un solo, unico obiettivo, migliorare la vita delle persone.

Grazie.